Principali meccanismi d’azione antitumorale dell’artemisinina

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L’enorme impulso che ha avuto la ricerca relativa agli effetti antitumorali dell’artemisinina, sottolineata dal crescente numero di studi pubblicati a riguardo, ha consentito di ipotizzare, ed in alcuni casi di confermare attraverso modelli molecolari, diversi potenziali meccanismi d’azione di questo principio attivio

Attualmente, le proprietà antitumorali dell’artemisina e dei suoi derivati sembrano sostenuta da:

un’attività antiproliferativa: in grado di regolare la sbilanciata attività del ciclo replicativo che contraddistingue le cellule tumorali. In particolare, questi principi attivi sembrerebbero controllare l’espressione delle cicline, e delle relative kinasi, coinvolte nell’avanzamento del processo proliferativo. 

Il tutto, quindi, si tradurrebbe in un arresto della proliferazione cellulare.

Un’attività proapoptotica: come osservato in diverse linee cellulari di carcinoma. Più precisamente, l’artemisina, soprattutto se utilizzata ad alti dosaggi, potrebbe indurre l’attivazione di fattori pro-apoptotici, determinando l’attivazione di meccanismi biologici coinvolti nella frammentazione del DNA e nella conseguente morte cellulare.

Un’attività antimetastatica: importante soprattutto per le micro-metastasi originate nelle prime fasi di sviluppo tumorale. Questo tipo di azione sembrerebbe correlato alla capacità dell’artemisina di inibire l’espressione di metalloproteasi e di altre proteine, appartenenti alla famiglia delle integrine, coinvolte nell’adesione della cellula tumorale alla matrice extracellulare.

Un’attività antiangiogenica: da prime evidenze sperimentali, emerge la capacità dell’artemisina di inibire l’espressione di fattori come il VEGF e il FGF, classicamente coinvolti nel fenomeno di angiogenesi. Più precisamente, questi fattori faciliterebbero la formazione di strutture vascolari intra e peritumorali, necessarie a nutrire la massa tumorale nonché a facilitare la diffusione per via ematica di cloni neoplastici.

Un’attività di sostegno chemioterapico: interessanti evidenze hanno dimostrato come l’aggiunta dell’artemisina e dei suoi derivati alla classica chemioterapia, possa potenziare l’effetto citotossico tumorale del trattamento, soprattutto in caso di patologie non adeguatamente responsive o di tumori purtroppo farmaco-resistenti. I meccanismi d’azione di quest’attività non sono ancora tuttavia stati chiariti.

Gli studi

Nonostante la maggior parte degli studi a riguardo sia ancora sperimentale, quindi condotta per lo più su linee cellulari o modelli animali, ad oggi i dati sono particolarmente promettenti, grazie anche ad un meccanismo d’azione abbastanza riproducibile.

Test in vitro: diversi lavori hanno dimostrato l’attività citotossica dell’artemisina e dei suoi derivati su linee cellulari di mastocitoma e adenocarcinoma renale murino.

Più precisamente, l’incubazione per 72 h di queste linee cellulari con l’artemisina ha determinato un’inibizione del 70 – 90% della loro proliferazione, attraverso l’induzione del processo apoptotico e l’arresto del ciclo cellulare, come evidenziato da lavori di medicina molecolare.

Ottimo effetto si è avuto anche associando l’artemisina ai classici farmaci citototossici e chemioterapici, classicamente utilizzati in ambito terapeutico.

Sulla scia di questi studi, il Programma di Sviluppo Terapeutico del National Cancer Institute ha osservato l’efficacia inibitoria dell’artemisina e dei suoi derivati semisintetici anche nei confronti di linee cellulari di carcinoma del colon, della mammella, delle ovaie, del sistema nervoso centrale, del pancreas, del polmone, e nei confronti del melanoma e della Leucemia.

Test in vivo – modelli sperimentali: i successi degli studi condotti in vitro hanno spinto i ricercatori, impegnati nella lotta al cancro, a sperimentare l’efficacia dell’artemisina e dei suoi derivati anche in modelli sperimentali di cancro animale.

In questi studi, per lo più condotti su tumori solidi, si è osservato come l’assunzione di artemisina potesse rallentare sensibilmente la crescita esponenziale del tumore, portando così non solo ad un miglioramento complessivo del quadro clinico, ma anche ad una sensibile riduzione della mortalità.

(da quelli dell’artemisia annua)